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Che cos’è la “violenza assistita”?

La separazione non è mai solo un fatto privato tra coniugi, ma coinvolge tutti i componenti e tutti coloro che gravitano intorno alla famiglia. Ognuno con le proprie emozioni, ciascuno con la propria personalità. La fine di un matrimonio in qualche modo travolge anche i figli, quando ci sono, e segna un momento complicato e […]

La separazione non è mai solo un fatto privato tra coniugi, ma coinvolge tutti i componenti e tutti coloro che gravitano intorno alla famiglia. Ognuno con le proprie emozioni, ciascuno con la propria personalità. La fine di un matrimonio in qualche modo travolge anche i figli, quando ci sono, e segna un momento complicato e delicato già di per sé. La situazione peggiora quando la separazione è solo l’atto finale di una serie di comportamenti violenti che si ripetono nella quotidianità familiare e che rendono impossibile una normale crescita. In Italia, infatti, moltissimi bambini subiscono “violenza assistita” tra le mura di casa.

Cosa si intende per violenza assistita

Per violenza assistita si intende “il fare esperienza da parte del bambino di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulti e minori” così la definisce il Coordinamento Italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso dell’infanzia. Si tratta, quindi, di una forma di violenza domestica a cui i minori sono costretti ad essere presenti, di una forma di violenza psicologica a danno dei figli che assistono a comportamenti violenti di un genitore nei confronti dell’altro o di altri soggetti  della famiglia per esempio di un fratello o una sorella.

In questo articolo abbiamo chiesto ad un esperto, la dott.ssa Federica Facchino, di aiutarci ad analizzare e comprendere il problema.

Attraverso un elaborato di tesi sperimentale che ha avuto come oggetto la Violenza di genere, è stato condotto uno studio che ha coinvolto un campione tra donne e uomini, i quali hanno raccontato le loro esperienze. 

Analizziamo il punto di vista delle vittime di violenza

Il nostro studio include vittime di abusi fisici e psicologici all’interno e all’esterno dell’ambiente domestico, che rivendicano quella libertà di condurre un vita normale, sia da un punto di vista sociale, economico e familiare, che a loro dire, gli è stata troppo spesso negata. Da quanto si evince a seguito delle interviste,  tre dei soggetti del nostro campione riportano nei loro racconti episodi di Violenza assistita da parte dei propri figli.

  • La prima è una donna , 37 anni, madre di due bambini, separata. Vittima di violenze domestiche fisiche ma anche psicologiche da parte del suo ex-marito. In causa per l’affidamento dei propri figli, racconta episodi ripetuti proprio in presenza di questi ultimi, soprattutto il secondogenito  che, a suo dire , rifiuta la presenza paterna perché ha un forte timore delle sue reazioni aggressive ma costretto a mantenere i rapporti con lui perché il padre impone la sua presenza in maniera dispotica, alla quale opporsi peggiorerebbe solo la situazione
  • Un’ altra  donna, 36 anni, subisce violenza soprattutto psicologica e talvolta fisica dal suo ex marito con il quale anche lei è in causa per la custodia del figlio, inizialmente consensuale, attualmente sostiene quanto il bambino sia la parte lesa perché bersaglio del costante scontro creatosi tra loro genitori e, quanto tutto questo abbia delle forti ripercussioni psicologiche sul minore in questione, che spesso  presenta atteggiamenti alienanti, apparentemente estraneo a ciò che lo circonda perché timoroso di mostrarsi per quello che è realmente, la causa a suo dire, sarebbe la forte invadenza e la paura del giudizio del padre che riesce a mostrare con il figlio solo il suo lato autoritario.
  • Un uomo, 40 anni, separato e vittima di violenze psicologiche da parte dell’ex moglie che a sua volta le subisce della famiglia di origine. Attualmente è in corso una battaglia legale per la custodia del bambino, afferma che i suoceri
    siano molto invadenti e che stanno cercando di negargli il diritto di fare il padre. Nelle sue parole si evince un senso di rabbia per un amore paterno negato e una giustizia mancata, addirittura riporta le parole del bambino che sostiene  di essere consapevolmente manipolato dai nonni e dalla madre che ripetutamente lo costringono a rinnegare il bene che prova nei confronti del papà e lo spingono a dichiarare il falso per smentire il forte legame affettivo che c’è tra loro, ma che essendo minorenne è impotente e vittima di una diatriba familiare senza fine. 

Considerazioni finali

Parlando di violenza assistita da minori in situazioni familiari dove vi è un soggetto aggressivo o dispotico, nei nostri casi  ricoperto da entrambe le figure genitoriali, questi cercano di evitare rapporti con il soggetto agente, ma come si può percepire dai racconti , solitamente essendo in una posizione di impotenza e fragilità sono costretti in ogni caso a mantenere determinati legami. Le reazioni da parte dei minori potrebbero essere molteplici, in alcuni casi restano in una posizione passiva ed alienante sentendosi addirittura responsabili di certe dinamiche familiari, chi invece prende coraggiosamente le difese del genitore vittima  potendosi con un atteggiamento fortemente protettivo, altri paradossalmente per timore si schierano dalla parte del soggetto violento fingendosi alleati e tentando di alleviare il dolore che si è costretti a subire.

Ogni storia ha molteplici sfaccettature, episodi diversi ma legati tra loro da un filo conduttore che purtroppo accomuna abusi, violenze, paure e impotenza e che lascia inermi le vittime, ma come un soggetto del nostro campione sostiene, sicuramente non esiste un modo giusto o universale per affrontare  queste situazioni , ma è importante fare qualcosa per cambiarle soprattutto se coinvolge i figli:

‘Consigli… forse nessuno è bravo a poter dare dei consigli, perché ogni storia ha un suo perché. La cosa importante, è credere in se stessi e farlo soprattutto se ci sono i bambini, per dargli la dimostrazione che nella vita , si può combattere per arrivare ad un traguardo e sicuramente poi i propri figli saranno orgogliosi dei propri genitori’.

Non aver paura di chiedere aiuto se pensi di essere vittima di violenza. Abbiamo tutti diritto ad una possibilità, lo devi a te e ai tuoi bambini.