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Come affrontare una separazione con figli disabili?

Come affrontare una separazione con figli disabili, cosa prevede la legge e cosa succede se nel frattempo il figlio diventa maggiorenne, spiegato qui in breve.

La separazione travolge tutti, mamma e papà, bambini e chiunque graviti intorno alla coppia. C’è un momento di disordine per tutti e soprattutto per i figli quando ci sono e sono piccoli. La separazione con i figli è forse più delicata e complicata poiché coinvolge più aspetti della sfera privata e non. Ma che succede se bisogna affrontare una separazione con figli disabili? Cosa cambia in famiglia? E per i genitori separati?

Separazione con figli disabili

I doveri dei genitori nei confronti dei figli minori dopo la separazione sono prendersene cura materialmente e moralmente come avviene quando la famiglia è unita. A ciò si aggiunge il diritto dei figli di conservare e coltivare rapporti equilibrati con entrambi i genitori, nonni e zii. Infatti, i giudici per tutelare meglio i diritti dei minori dispongono l’affido condiviso tutte le volte che è possibile. Questo consente ai bambini di trascorrere un tempo adeguato e una relazione efficace con mamma e papà anche dopo la separazione.

Se in famiglia vi è un figlio con disabilità, non ci sono differenze, si applicano le stesse norme. Tuttavia i giudici dovranno prestare più attenzione del solito a prendere decisioni che non sconvolgano troppo la quotidianità e le abitudini del minore e tengano conto di tutte le sue esigenze. La separazione con figli disabili, più o meno gravi, rende necessaria una maggiore cautela nell’affrontare la situazione, in quanto già normalmente la fine di un matrimonio può turbare la serenità dei bambini.

Se il figlio disabile è maggiorenne 

Quando in famiglia ci sono figli maggiorenni con disabilità, durante la separazione “si applicano integralmente le norme previste in favore dei figli minori” per gli aspetti economici, cioè mantenimento, audizione e casa familiare. Il figlio maggiorenne ha diritto a percepire un assegno adeguato alle proprie necessità; il genitore è tenuto a versarlo a prescindere dalla possibilità del giovane di ricevere altre somme previste dallo Stato o da altri enti in relazione alla sua disabilità.

Con il raggiungimento della maggiore età, il figlio è considerato, per legge, capace di intendere e di volere. Di fatto la disabilità potrebbe essere lieve o solo fisica e quindi permettere al figlio di scegliere a quale genitore essere affidato. Il giudice che si occupa della separazione, infatti, non può stabilire l’affidamento del figlio maggiorenne disabile, né come esercitare il diritto di visita, neanche quando la disabilità è grave, poiché,  in quanto maggiorenne, egli è capace di intendere e di volere. Potrà, però, tener conto di tutte le cure particolari e specifiche per la patologia, a volte continuative e a lungo termine. Per le altre richieste, invece, i genitori dovranno rivolgersi ai giudici competenti a emettere tali provvedimenti.

Un giudice, per quanto possa essere sensibile e riguardoso, dovrà valutare e sondare una situazione familiare delicatissima. È l’amore genitoriale che può guidare più di ogni buon senso a una scelta equilibrata e serena, oltre che condivisa, che protegga i figli.