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Diritti dei conviventi: cosa cambia se non voglio sposarmi

Il matrimonio non è sempre una priorità. Molte più coppie scelgono di non sposarsi per i motivi più vari, ma questo non implica necessariamente una mancanza di volontà nel creare una famiglia. Nascono così spesso coppie e famiglie di fatto, ma quali sono i diritti dei conviventi? E i doveri? Cambia qualcosa dall’essere coniugi? Certamente […]

Il matrimonio non è sempre una priorità. Molte più coppie scelgono di non sposarsi per i motivi più vari, ma questo non implica necessariamente una mancanza di volontà nel creare una famiglia. Nascono così spesso coppie e famiglie di fatto, ma quali sono i diritti dei conviventi? E i doveri? Cambia qualcosa dall’essere coniugi? Certamente non ci si porrebbe il problema se non ci fosse alcuna differenza. Niente panico se non vuoi sposarti, in questo articolo ti indichiamo alcune informazioni utili da conoscere.

Cosa si intende per coppia di fatto

Una coppia di fatto, per legge, è formata da due persone maggiorenni, di sesso diverso o dello stesso sesso, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, che non hanno alcun legame di parentela, affinità o adozione o alcun legame con un altro partner attraverso un matrimonio o un’unione civile. I conviventi non hanno alcun obbligo giuridico, pertanto, la coppia può anche vivere senza mai comunicare la propria convivenza. Se, però, desidera ottenere riconoscimento legale deve “dichiarare all’ufficio dell’anagrafe di dimorare nello stesso comune e di coabitare nella stessa casa”. Tale dichiarazione può essere effettuata sia di persona che con una comunicazione via fax o in via telematica. Solo in questo modo i conviventi vengono riconosciuti come famiglia. Devono rispettare i diritti e le libertà reciproche, devono supportarsi in ogni aspetto della vita comune, affettiva, morale, materiale.

Quali sono i diritti dei conviventi 

Quando la coppia di fatto è legalmente riconosciuta, i conviventi acquisiscono una serie di diritti:

  • visita in caso di malattia o ricovero. I conviventi possono assistere e supportare  i partner e avere informazioni circa il loro stato di salute. Possono anche prendere decisioni in caso di malattia grave che rende il compagno incapace di intendere e di volere o in caso di morte dello stesso. 
  • visita del partner in carcere. 
  • continuare a vivere nell’appartamento del partner, se morto ma proprietario della casa in cui coabitavano, per ancora due anni o di più in base alla durata della convivenza o almeno tre anni se ci sono figli. Se, invece, si tratta di una casa in locazione, il partner della coppia superstite ha diritto a subentrare in quel contratto di locazione.
  • risarcimento in caso di morte del partner causata per responsabilità altrui.
  • partecipare alla gestione e alla divisione dei ricavi di un’impresa del partner o familiare.
  • poter essere nominato tutore o rappresentante legale se il compagno è interdetto o inabilitato.
  • ricevere gli alimenti in caso di fine della convivenza, se il partner è in stato di bisogno e questo diritto è riconosciuto da un giudice.

Cosa succede se la coppia ha figli 

Tra i figli nati da una coppia sposata e quelli nati da una di fatto non c’è alcuna differenza, i figli hanno gli stessi diritti. Entrambi i partner, però, devono recarsi in Comune per riconoscere il figlio nato, con una dichiarazione di paternità e una di maternità. 

La convivenza può cessare in qualunque momento la coppia lo desideri senza l’obbligo di rivolgersi ad alcuna autorità, se ci sono figli, allora i conviventi possono firmare un accordo e chiedere al giudice del luogo di residenza dei figli di prendere atto di tale accordo con un provvedimento. Oppure, in caso di disaccordo si rivolgono al medesimo Tribunale che deciderà nell’interesse dei figli, ma non su questioni patrimoniali tra genitori o su questioni di addebito della separazione (che riguardano, invece, soltanto i genitori uniti in matrimonio).