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Separazione consensuale: quando è possibile?

Cosa è necessario sapere prima di scegliere la separazione e quando è possibile scegliere la separazione consensuale.

Ormai le vostre strade si sono divise e l’unica soluzione possibile è la separazione. Dopo tanto discutere e tanto riflettere avete deciso di comune accordo di porre fine al matrimonio o alla convivenza.

Cosa vuol dire -separazione consensuale-

In caso di matrimonio religioso o civile la fine del matrimonio deve essere sancita da un giudice. La legge consente a una coppia di separarsi in diversi modi: la separazione consensuale è uno di questi, possibile quando i coniugi sono in accordo. L’accordo comune riguarda non soltanto la volontà di non stare più insieme, ma anche la gestione e l’organizzazione della vita non più matrimoniale (assegnazione della casa familiare, affidamento e mantenimento dei figli, calendario di visita ai figli, assegno al coniuge più debole). In questo modo è possibile separarsi in breve tempo: i coniugi possono scegliere un solo avvocato o ciascuno il proprio e fare ricorso al Tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi o, se sono diverse, del luogo dove il coniuge chiamato in causa ha la residenza o il domicilio.

Omologazione dell’accordo

Con la separazione consensuale i coniugi affrontano una sola udienza, definita “udienza presidenziale”. Il Presidente del Tribunale prova a riconciliare i coniugi. Se hanno già espresso il desiderio comune di sciogliere il matrimonio, egli valuta l’accordo e, se questo non è contrario alla legge né all’interesse e alle necessità dei minori e di tutti i componenti della famiglia, si limita ad approvarlo (omologazione dell’accordo). Da questo momento si possono calcolare i sei mesi per poter chiedere il divorzio (secondo alcuni i 6 mesi vanno calcolati dal giorno in cui si deposita il ricorso di separazione consensuale in Tribunale).

I documenti necessari

I documenti necessari per la separazione sono:

  • l’estratto dell’atto di matrimonio, da chiedere all’ufficio dello Stato Civile del Comune dove è stato celebrato il matrimonio
  • il certificato di residenza e lo stato di famiglia, anche contestuale, di entrambi i coniugi
  • le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi
  • la copia di un documento di identità di entrambi i coniugi
  • la copia del codice fiscale di entrambi i coniugi.

Alcuni Tribunali possono anche chiedere le buste paga, i contratti di mutuo di finanziamento, i depositi e i titoli, le visure catastali o le visure della Camera di Commercio se uno dei due coniugi è titolare di azienda.

La negoziazione assistita

La negoziazione assistita, introdotta con decreto legge 132 del 2014, consente di separarsi in tempi ancora più brevi. È necessario che la coppia sia concorde sulla volontà di porre fine al matrimonio e su tutte le questioni di gestione della vita non più insieme. Entrambi i coniugi hanno bisogno del proprio avvocato, con il quale poi sottoscrivono l’accordo (non è possibile avere un solo avvocato). I due non si rivolgono più al Presidente del Tribunale, ma chiedono il nulla osta al Pubblico Ministero e poi l’accordo è trasmesso agli uffici dello Stato Civile del Comune di competenza, ad opera degli stessi avvocati. Se ci sono figli minorenni o figli portatori di handicap o figli maggiorenni non autonomi, il Pubblico Ministero si occuperà di controllare che l’accordo tuteli i loro interessi. Nel caso in cui il Pubblico Ministero non ritenga di autorizzare la negoziazione assistita rimanda i coniugi davanti al Presidente del Tribunale, trasformando la negoziazione in separazione consensuale, che sarà omologata dal Presidente del Tribunale.

La separazione davanti al sindaco

Una coppia che non ha figli può presentarsi, anche senza avvocato, direttamente dinanzi all’ufficiale dello Stato Civile del Comune di competenza e dichiarare la propria volontà di porre fine al matrimonio. Questa procedura non è ammessa quando ci sono figli, quando c’è la necessità di dividere, acquistare o decidere questioni patrimoniali, quando bisogna decidere sull’assegno a uno dei due partner e viene meno l’accordo tra i due coniugi o quando uno dei due non vuole più separarsi. Dopo sei mesi dalla trascrizione dell’accordo si può chiedere il divorzio.

Revisione accordi

Se durante il tempo necessario per separarsi si verificano nuove circostanze o cambiano i presupposti che avevano portato la coppia a stipulare l’accordo, i coniugi o anche uno solo dei due, possono chiedere che questo sia modificato con accordi successivi. I motivi per cui si chiede la revisione devono essere giustificati e giustificabili, ad esempio sopraggiunge un grave cambiamento delle condizioni di salute o della situazione economica di uno dei coniugi o di entrambi. Da una separazione consensuale in corso non è possibile passare ad una giudiziale, bisognerebbe concludere la causa anche semplicemente archiviandola e poi richiedere la separazione giudiziale con un nuovo ricorso.

L’elemento fondamentale per potersi separare consensualmente è l’accordo comune tra i coniugi. Riuscire a trovare un equilibrio sui temi più sentiti è uno dei modi più veloci per potersi separare in breve tempo e ricominciare una nuova fase della propria vita.