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Violenza in famiglia: non essere sole nell’emergenza

“Restate a casa” è la frase che nelle ultime settimane si sente ripetere ovunque e ad oltranza a tutte le ore. Restare nelle proprie comode case è il modo migliore per tutelarsi, tutelare le proprie comunità e i propri cari, e per sconfiggere questa epidemia. Tuttavia per tanti il posto caldo dentro le quattro mura […]

Restate a casa” è la frase che nelle ultime settimane si sente ripetere ovunque e ad oltranza a tutte le ore. Restare nelle proprie comode case è il modo migliore per tutelarsi, tutelare le proprie comunità e i propri cari, e per sconfiggere questa epidemia. Tuttavia per tanti il posto caldo dentro le quattro mura non è sinonimo di rifugio. Questo periodo di obbligo di permanenza in casa mette a nudo le sofferenze e le fragilità di ognuno, pertanto, la convivenza forzata può rivelarsi un vero incubo o un grande pericolo. Per tutte le vittime di violenza in famiglia questo isolamento dalla vita di tutti i giorni si traduce anche in isolamento dalla rete che potrebbe aiutarle e supportarle.

“Restare a casa” può diventare un pericoloso isolamento 

Le associazioni e i centri antiviolenza che supportano le vittime di violenza domestica dal momento in cui il governo ha emesso il decreto che stabilisce l’obbligo di rimanere a casa, hanno cominciato a diffondere appelli di allarme e di attenzione al problema. Far rimanere a casa una persona vittima di violenza, non fa altro che costringere la vittima a condividere tutti i momenti della giornata, proprio con chi le infligge quella violenza, senza potersi muovere per alcun motivo. Inoltre, situazioni di stress, di precarietà e di timore possono alimentare episodi di violenza. Diverse associazioni e istituzioni, infatti, hanno evidenziato come dall’inizio di questo stop obbligato della quotidianità, sono diminuite le chiamate ai centri antiviolenza e sono diminuite le denunce. Da analisi pregresse emerge che proprio durante il periodo delle festività e di vacanze estive questo numero si abbassa per poi ritornare ad aumentare in quelli immediatamente successivi. Questo dimostra, quindi, che situazioni di “convivenza obbligata” rendono semplicemente difficile, per le vittime, la possibilità di chiedere aiuto. 

Il telefono rosa attivo h 24, 7 giorni su 7.

Il Telefono Rosa (il cui servizio al centralino 1522 è attivo 24 ore su 24 ed è gratuito), a cui tutte le persone vittima di violenza possono rivolgersi, resta attivo anche in questo periodo di emergenza 7 giorni su 7, e offre assistenza in diverse lingue. Le stesse associazioni e i centri antiviolenza nazionali e territoriali invitano le donne a chiedere aiuto nel caso in cui si sentano in pericolo. Se non hanno possibilità di chiamare, il Telefono Rosa offre anche un servizio via chat per parlare direttamente con un’operatrice oppure attraverso Skype. Insomma, nonostante l’obbligo di rimanere in casa se è necessario uscire per recarsi in un centro antiviolenza è possibile farlo. I centri si occupano di sostenere le vittime a 360 gradi, con ascolto, assistenza legale e psicologica, gruppi di aiuto e sostegno ai minori. Per ogni donna è elaborato, con il proprio consenso, un progetto che le consente di acquisire consapevolezza, affrontare e superare i traumi; ma anche confrontarsi ed essere affiancata da un legale, riprendere in mano la propria vita e recuperare il ruolo di madre.

Un intervento particolare, ma forse più vicino alle donne in pericolo che non riescono a telefonare, è stato messo in atto dal Governo delle Isole Canarie con la campagna “Mascarilla-19”. È una specie di parola d’ordine che le vittime di violenza possono pronunciare andando in farmacia o telefonando, quando ci riescono, e il farmacista attiva subito la procedura di soccorso, allertando le forze dell’ordine e i centri antiviolenza. Un’idea geniale che consente di risparmiare tempo e intervenire tempestivamente per salvare le vittime, e che diversi altri governi stanno valutando per essere al fianco delle donne anche in un situazione di grande emergenza. 

Rimanete in casa ma non isolate, se avete bisogno di aiuto non vergognatevi di chiederlo. Se non potete chiamare voi, fate chiamare qualcun altro. E ricordate che ognuno di voi può fare la differenza, magari può essere un buon vicino.